Jean Paul Gaultier è morto? Mostra dedicata al Barbican Center.

Le grandi mostre di commemorazione si fanno quando uno passa a miglior vita, dice Jean Paul, ma in questo caso lui è ancora vivo e vegeto. Eppure gli si dedica una mostra. Fantastica per di più!

Io la raccomanderei a quelli che pensano che la moda sia qualcosa di futile e frivolo. Signore e signori, c’è motivo di ricredersi. Questo motivo è francese, è autodidatta e ha humor e profondità che lo elevano ad artista, oltre ogni estetica. Jean Paul Gaultier, nato in un sobborgo di Parigi nel 1952, non ha frequentato nessuna scuola di prestigio, se non le lunghe chiacchierate con sua nonna, donna forte e decisa. Questo non gli ha impedito di lavorare, negli anni ’70 per Pierre Cardin, Jean Patou, poi Hermes e in fine di aprire la sua personale casa di moda.

L'ispirazione di Jean Paul Gaultier "Querelle" film del 1984 di Rainer Werner Fassbinder con Brad Davis.

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Foto di J. B. Mondino per la campagna "Le male" fragrance, 2002. Modello: Francisco Randez.

Visitando la mostra “The Fashion World of Jean Paul Gaultier - From the Sidewalk to the Catwalk” mi sono immersa nella creatività di Jean Paul Gaultier, grazie ad un allestimento sorprendente. L'esposizione ideata e prodotta dal Montreal Museum of Fine Arts (MMFA) sotto la direzione della spettacolare Nathalie Bond sta facendo il giro del mondo. Passeggiando fra le aree ho avuto l’impressione che tutto fosse già stato inventato da lui prima di tutti: il femminile che diventa maschile e viceversa (vedi la collezione “A guardarobe for two” del 1985), un maschio post-macho languido e sexy (collezione "Toy Boy", 1984 la cui ispirazione arriva dal marinaio di "Querelle" film del 1984 di Rainer Werner Fassbinder), il corpo che si mostra anche se coperto grazie ai famosi trompe l'oeil, lo humor di una sirena con le stampelle, la lingerie estrema di Madonna ("On the Blond Ambition Tour" del 2003). 

I contrasti e il concetto di identità sono il pane quotidiano dell’artista che usa la moda per esprimersi. Le sue muse sono abitanti della terra di confine fra diverse sessualità e concetti di bellezza: Andrej Pejić, Beth Ditto, David Bowie, Amy Winehouse, Rossy de Palma.

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Rossy de Palma, musa di J.P Gaultier, foto di Youssef Nabil, 2002

Guardarobe for two, Jean paul gaultier
Foto di Paolo Roversi, Tanel Bedrossiantz, 1992.
Jean Paul Gaultier’s “Barbès”, 1984–85. © Paolo Roversi

L’idea di bellezza classica e ormai consumata di modelle eteree, bionde e angelicate non si applica alle necessità di un designer che dichiara di amare l’imperfezione: essa è creatività e nuovo territorio d'esplorazione per scappare dalla noia.

Colto, amante dei riferimenti, ricco di passioni e di pulsioni, Jean Paul Gaultier abbandona il fashion come sola espressione estetica e lo arricchisce di sentimenti e spessore. Gli abiti diventano concetti, eppure rimangono bellissimi ed evocatori. È questo che lo rende magico.

In realtà c'è poco da spiegare, i suoi abiti in questa mostra parlano da soli. Sì, dico davvero! grazie alla proiezione tridimensionale sui manichini, labbra, occhi e voce compongono storie e raccontano personaggi. Da soli.

Abito fatto di nastri. Jean Paul Gaultier

Quando ho visto un manichino sbattere le ciglia c’è voluto un po’ perché capissi che Jean Paul mi stava prendendo in giro con grazia. Ma ad un genio si perdona tutto. 

Un pensiero su “Jean Paul Gaultier è morto? Mostra dedicata al Barbican Center.

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